STUDI DEL TEATRO DELL'ANIMA

LA RICERCA DEL PROPRIO KILLER

La psicologia transpersonale e la ricerca clinica sono alla base del Teatro dell’Anima, in particolare per la gestione della propria distruttività e per aiutare la persona a modulare il suo comportamento.

C’è una parte di noi che ci mette in difficoltà, in pericolo: la lucidità si riduce, l’intelligenza si dissolve; è come se facessimo un attentato a noi stessi, come se un killer, un assassino ci colpisse con lo scopo di ucciderci, farci perdere. La parola assassino deriva dal nome dato ai membri di una setta musulmana che in preda ai fumi del hashish era capace di combinare qualsiasi crimine attraverso il furore e la cecità.

Caratteristiche di questa furia omicida:
La cecità è la barriera dei sensi talmente presi da sè stessi da non entrare in contatto con l’altro, da non riuscirlo a vedere. E questo non per vergogna, ma perchè gli occhi guardano, ma non vedono.

Il furore: la forza esplode in ogni direzione.
La distruzione: una forza cieca che colpisce fuori come dentro sé stessi.

La parola inglese per definire questo concetto è killer: colui che uccide.

Parliamo di morte e distruzione.
Ognuno di noi è un killer quando è posseduto da una forza senza direzione tale da renderci ciechi.
Questa forza bruta non si esprime necessariamente con l’assassinio o con la furia; pi. spesso viene fuori in modo da renderci la vita, l’espressione e le relazioni impossibili.

La grande furia che distrugge, è difficile incontrarla nella vita di tutti i giorni; essa ha bisogno di un carattere particolare e di una situazione particolare.

La piccola furia cieca e sorda, invece, la sperimentiamo di continuo, essa non si esprime solo attraverso il rapporto di chiusura o di aggressione verso gli altri, ma spesso si esprime anche attraverso la violenza verso noi stessi: negando quello che proviamo; chiudendoci in una gabbia; rendendoci impermeabili alle emozioni, pur avendo un grande movimento all’interno.

La gran parte della nostra energia psichica è gestita da quel personaggio che abbiamo chiamato assassino (killer): la sua soppressione equivale alla soppressione della nostra energia psichica.

Spesso dobbiamo rispedire dentro di noi il nostro mondo espressivo interno. All’inizio questo “ingoiare noi stessi” ci aiuta, rende pi. attento il rapporto con gli altri. Quando però l’abitudine di “ingoiare” diventa un obbligo, bisogna attraversare il mare nero e tempestoso della nostra rinuncia per esprimere la nostra emozione.

Se non vi sono ostacoli dentro, e solo allora, ci esprimiamo all’esterno, ma spesso . troppo tardi e non riusciamo più a riconoscere la causa della nostra impossibilità di esprimersi.

Si tratta di cambiare la direzione della propria azione e fare in modo che:

● La forza sia impegnata in altre direzioni che quelle dell’espressione e il controllo dell’assassino.
● Restituire la loro dignità ai sensi troppo abituati a seguire un modo di funzionare consolidato e pericoloso, essi devono dimenticare e reimparare.
● Scoprire l’altro e sviluppare la certezza che esiste chi è “degno” di ricevere la mia fiducia.
● Darsi la possibilità di scoprire in quali attività impegnare l’energia fino a quel momento utilizzata dall’assassino.
● Riconoscere la propria ferita, la propria umiliazione e la propria perdita per trasformarle, da dolore e paura, in antenna per riconoscere il mondo esterno. Non si parla qui dell’umiliazione o delle perdite subite nella vita, talvolta irreparabili, ma solo di quelle perdite e di quelle umiliazioni che hanno costruito il nostro assassino.

Si tratta di conoscere, di ritornare all’incontro con la ferita iniziale: essa non è composta di un solo evento, ma di un clima che spesso si cristallizza in un avvenimento che fa da rappresentante, da catalizzatore delle emozioni negative subite, siano umiliazioni o perdite.

Spesso anche “il tu vali di pi. (di quello che fai)” e l’impossibilità di sentirsi capace di questo valore; o il “devi essere” e non sentirsene capace, sono perdita, umiliazione e costruiscono la ferita.

Anche se risulta difficile da accettare, ci. che gli altri si aspettano da noi costruisce negazione, distruttività, assassino.
Possiamo definire l’assassino come tratto caratteriale: un elemento, cioè, di rigidità del nostro comportamento che diventa una costante.
È una caratteristica del nostro modo di esistere, al punto che non lo vediamo più o ci sembra inevitabile (“succede cos. e basta/ sono fatto così/ é carattere”).

Ogni personalità ha molti tratti caratteriali pi. o meno irrigiditi.

Trasformare l’Assassino in alleato Privato della parte più consolidata della sua potenza, della sua carica perversa, della sua certezza/rassegnazione di essere nel giusto, l’assassino possiede una ricchezza, un’esperienza, uno spessore che pu. trasformare la nostra vita nella nostra ricerca personale, in un appassionante viaggio alla ricerca di noi stessi con gli altri.

Portare l’energia dell’assassino al servizio del progetto dell’altro, lo trasforma da assassino in compagno: in alleato, in una risorsa che realizza il proprio percorso e quello di coloro con cui ci si confronta.

La ricerca della ferita è un “atto magico”; così come la ricerca dell’assassino è un “atto magico” cioè non può essere affidato a sé stesso, alla propria razionalità.

L’assassino non si uccide, anzi si deve incontrare e trasformalo in alleato: quod occidit servat (quello che uccide protegge).

Molti sono antichi e hanno nomi antichi, biblici, altri pi. moderni, non sono meno vecchi. Ognuno di loro nella sua parte distruttiva possiede un ampio contenuto di ODIO (il sentimento che non ha occhi), e di PERVERSIONE SESSUALE (quando i miei desideri seguono la mia testa e non il rapporto con l’altro).

In ogni assassino c’. un messaggio di incapacità e rinuncia, un “non posso” e un “non mi riconosci”; un contenuto di perdita di sé nel rapporto con l’altro.

L’assassino nasce dalla coscienza umana, ne segue l’evoluzione; elementi modernissimi 10.000 o 20.000 anni fa, attualmente sono retrivi; la coscienza evolve nella psiche degli esseri umani un po’ come la concezione della vita . evoluta negli ultimi 500 anni in Europa.

● ovvio il rogo per una strega nel ‘500, allucinante oggi;
● ovvio morire in guerra ieri, sconvolgente oggi;
● ovvio condannare a morte e torturare, mostruoso oggi per i più;
● naturale morire di parto o di febbri ieri, impensabile oggi;
● naturale un tempo stuprare una donna o un bambino, crimine oggi.

Il tempo passa, le coscienze evolvono, la descrizione dei nostri assassini segue di pari passo lo sviluppo della coscienza e ne rappresenta il modo con cui . diventata incosciente, automatica, scritta dentro di noi senza che lo pensassimo nemmeno.

Infatti mentre la coscienza parla di quello che noi sappiamo di star facendo, confrontando “personalmente” se sia giusto o sbagliato, l’assassino appartiene alle parti inconsapevoli e automatiche della nostra personalità.

Le vicende del proprio Assassino succedono, ma noi non ce ne accorgiamo più.

Contatti

Teatro della'Anima Condotto da Dario Aquilina. Teatroterapia da oltre 30 anni.

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